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Intelligenza artificiale

Intervista a Ettore Battaiola, Chief Lending Officer di Guber Banca

“L’intelligenza artificiale sta trasformando anche il mondo del credito, ma non esistono soluzioni pronte all’uso: serve un’integrazione consapevole, guidata dall’esperienza umana. Anche in Guber Banca, l’IA si sta affermando come supporto operativo e decisionale ma senza sostituire il fattore umano, che resta decisivo e centrale nella gestione delle relazioni con il debitore”.
La pensa così Ettore Battaiola, Chief Lending Officer di Guber Banca, attiva in particolare nel settore del credito deteriorato e servizi alle pmi in situazioni di difficoltà. “Il vero salto da fare è culturale, con le diverse generazioni che devono aprirsi a un confronto sulle nuove competenze necessarie al business, dove tecnologia ed esperienza non si escludono, ma si potenziano a vicenda”.

Lei parla di futuro, ma in che modo l’IA sta cambiando già oggi l’approccio alle problematiche nel mondo del credito e quale impatto sta avendo sulla gestione dei crediti distressed?

L’intelligenza artificiale rappresenta una novità dirompente per il mondo del credito, ma non può essere considerata come uno strumento da adottare passivamente. È fondamentale integrarla con consapevolezza nel proprio modello di business, facendo leva sull’esperienza e la conoscenza del settore. Nel caso di Guber Banca, l’impatto dell’IA sulla gestione dei crediti distressed si articola in tre macrosettori:

  • Valutazione dei portafogli di crediti da acquistare: in questo ambito l’IA è particolarmente efficace per analizzare grandi quantità di dati in tempi rapidi.
  • Gestione del recupero stragiudiziale: l’IA può supportare i gestori nell’analisi dei dati e nell’ottimizzazione delle decisioni, ma l’elemento umano e la componente relazionale restano centrali e insostituibili.
  • Gestione del recupero giudiziale: è un ambito in cui l’integrazione dell’IA è limitata dai vincoli esterni del sistema giudiziario. Solo se la giustizia civile diventerà più data driven, l’IA potrà trovare un’applicazione più concreta.

Guber Banca utilizza già sistemi di IA?

Certamente. Abbiamo iniziato dalle attività di back office amministrative, dove l’implementazione risulta più semplice e meno onerosa. In queste aree, viene impiegata per costruire motori decisionali in grado di automatizzare attività ripetitive e a basso valore aggiunto, liberando risorse umane per compiti più strategici.

Spesso quando si parla di IA si solleva il tema della sensibilità umana che, ovviamente, manca nei modelli predittivi. Lei come vede l’equilibrio tra tecnologia e capitale umano?

Nel contesto della gestione e del recupero dei rapporti con i debitori, l’equilibrio tra automazione e sensibilità umana è cruciale. L’intelligenza artificiale, da sola, non è ancora in grado di replicare la capacità di adattamento e la sensibilità del professionista umano, a meno di disporre di una quantità immensa e strutturata di dati — una risorsa oggi accessibile solo ai grandi colossi globali. Per realtà come Guber Banca, che operano su ambiti specifici, l’interazione uomo-macchina è destinata a durare a lungo.

Questo richiederà ai professionisti nuove competenze?

Assolutamente sì, questa evoluzione necessita un cambiamento nelle competenze e nelle cosiddette soft skills delle persone. Flessibilità e adattabilità saranno fondamentali per stare al passo delle evoluzioni continue. E per le imprese sapersi orientare tra queste trasformazioni, individuando ogni volta la soluzione tecnologica più efficace, farà la vera differenza.

Lei pensa che questo sia un futuro destinato esclusivamente ai giovani o, invece, richiederà un dialogo tra generazioni vecchie e nuove?

Questo dipende da come le imprese approcceranno le opportunità dell’IA. Se verrà vista solo come leva di risparmio, si rischierà di puntare unicamente su risorse giovani perdendo però la visione di contesto di chi ha esperienza maturata nel tempo e sul mercato, fondamentale per prendere decisioni ponderate. Al contrario, se ci si affida solo all’esperienza senza flessibilità, si resterà tagliati fuori dai nuovi paradigmi tecnologici. La vera sfida è creare un dialogo generazionale, dove si valorizza l’approccio tecnologico spontaneo delle nuove generazioni e al tempo stesso si sviluppa in tutti, giovani e meno giovani, una visione d’insieme più ampia, frutto dell’esperienza.