
C’è un mercato in cui si muovono pochissimi operatori bancari e che rappresenta una leva importante di liquidità per le piccole e medie imprese: la cessione dei crediti fiscali. Se ne parla poco, ma in realtà rappresenta uno strumento importante sia per imprese in bonis sia per imprese in squilibrio finanziario. Per capirlo, è necessario però fare un passo indietro e analizzare bene cosa si intende per crediti fiscali, quando è opportuno fare una cessione e perché può rappresentare una scelta strategica per un’impresa.
Cosa sono i crediti fiscali
Il credito fiscale è una posizione creditoria vantata da un’impresa nei confronti dell’Agenzia delle Entrate. Si tratta, in sostanza, di imposte versate in eccedenza, o di agevolazioni riconosciute a fronte di particolari operazioni e che generano un diritto al rimborso o all’uso in compensazione.
In ambito tributario si distinguono infatti imposte dirette (come IRES e IRAP) e imposte indirette (come IVA). L’IVA è la più importante non solo perché la più diffusa ma anche perché è un’imposta armonizzata a livello europeo e rappresenta una delle principali fonti di gettito dello Stato.
La maggior parte delle imprese vanta crediti IVA. Spesso, ma meno frequentemente, anche crediti IRES e IRAP.
A questi tre crediti fiscali se ne affiancano altri, di natura sempre erariale ma che trovano la loro esegesi in fattispecie non tipiche della gestione caratteristica: ad esempio quelli maturati in relazione al Superbonus 110%, altri relativi al settore turistico o legati all’industria cinematografica (tax credit cinema).
I crediti relativi a IRES, IRAP e IVA possono essere utilizzati da un’impresa in compensazione (laddove ne abbia bisogno) o chiesti a rimborso (stante il rispetto dei requisiti ex lege, con i tempi lunghi dell’Agenzia delle Entrate). Tutti gli altri, invece, consentono esclusivamente la compensazione.
Ora tutti questi crediti invece di restare nel bilancio di un’azienda, possono essere ceduti a una banca come Guber, che acquisterà ad un prezzo di favore il diritto al rimborso del credito per essere poi lei stessa a interfacciarsi con l’Agenzia delle Entrate.
Quando è il caso per un’impresa di cederli a una banca
“Un’operazione di questo tipo rappresenta per l’impresa una forma di smobilizzo: in pochi giorni, un credito iscritto a bilancio al suo valore nominale ma non immediatamente esigibile, se ceduto, viene trasformato in liquidità che può essere subito messa a disposizione dall’azienda per i suoi investimenti” spiega Luigi Grasso, Manager dell’area Tax Credit e Due Diligence di Guber Banca. “In alternativa, mantenere il credito in bilancio significa attendere i tempi dell’Agenzia delle Entrate che in caso di richiesta di rimborso del credito, avvia verifiche documentali approfondite con tempistiche non sempre prevedibili e spesso molto lunghe”.
Ma c‘è di più: la cessione può risultare strategica non solo per imprese in bonis, ma anche nell’ambito di procedure concorsuali (concordati, liquidazioni, amministrazione straordinaria) in cui l’Agenza delle Entrate può richiedere una polizza fideiussoria per procedere al rimborso, uno strumento oneroso, e spesso non accessibile. Il problema non si pone invece se il credito viene ceduto a una banca che provvederà direttamente all’emissione della garanzia fideiussoria verso l’Erario.
Inoltre, se è vero che per l’intermediario specializzato che acquista i crediti, l’operazione richiede un’importante attività di analisi preventiva, è pur vero che presenta un profilo di solidità: il debitore finale è lo Stato e dunque è certo.
In un contesto in cui tutte le imprese si confrontano con la leva fiscale, la cessione dei crediti rappresenta dunque uno strumento evoluto di gestione finanziaria.
Un mercato che non è per tutti
Si capisce che la materia è delicata: si opera nell’ambito del diritto tributario, che in presenza di condotte poco disciplinate può assumere rilievo anche penale.
“Proprio per questo l’acquisto di crediti fiscali richiede competenze altamente specialistiche e un’attività di tax due diligence approfondita, che include analisi fiscali, bilancistiche, finanziarie e contrattuali sottostanti la valutazione del credito. Un ambito complesso ma che può generare valore concreto quando gestito con rigore, profondità di analisi e visione industriale” aggiunge Grasso.
Esattamente quello che fa Guber Banca, che circa quattro anni fa ha scelto di diversificare la propria attività tradizionale, storicamente focalizzata sull’acquisto di NPL, ampliando il portafoglio verso factoring, UTP, special lending e, appunto, crediti fiscali. Un business che ha grandi spazi di crescita e un presidio ancora in mano a pochissimi operatori specializzati.
I principali benefici della cessione di crediti fiscali per una pmi.
-
- Liquidità immediata, senza attendere i tempi del rimborso fiscale;
- Certezza dell’incasso, grazie alla cessione pro-soluto;
- Ottimizzazione finanziaria, trasformando un credito in cassa disponibile
- Riduzione del rischio operativo, demandando alla banca le verifiche e la gestione del rapporto con l’Erario.
